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(Cenni storici)

L’incisione nasce come tecnica per riproduzione! In Cina, nell’ottavo secolo dopo Cristo, si eseguono immagini sacre e motivi decorativi incisi su tavolette di legno per riprodurle poi su tessuto (xilografie). In Italia, nel 1300, si eseguono illustrazioni xilografiche (su legno) per testi religiosi manoscritti e per la stampa di carte da gioco.
Intorno alla prima metà del ‘400 in Italia, quasi contemporaneamente a quanto avveniva in Germania, la tecnica di incisione su metallo a bulino sostituirà, come procedimento di stampa quella su legno (xilografia).
Il Vasari narra che dal 1450 in Italia, nelle botteghe degli orafi fiorentini, si facevano opere di ageminatura e niellatura, erano cioè una sorta di piccole placche d’argento incise a bulino dagli orafi e utilizzate per la decorazione di armi, oggetti sacri, medaglie, cofanetti ed altro.
Queste incisioni venivano poi riempite con smalto nero “nigellum” e, per controllare l’esatta esecuzione del lavoro, si premeva su di esse un leggero foglio di carta sul quale si trasferiva l’immagine. Questi artigiani quindi, attraverso le prove eseguite su carta umida, controllavano l’immagine che avevano inciso e giudicavano lo stato di finitura del lavoro.
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Pare che fosse stato proprio questo procedimento a suggerire ad un orafo fiorentino dell’epoca, un certo Maso Finiguerra, la possibilità di usare questo procedimento come tecnica di stampa più immediata e ricca di possibilità di quella su legno (xilografia) fino ad allora in uso.
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Possiamo affermare perciò che l’incisione su rame con bulino

Alcuni tipi di bulino usati per l’incisione diretta

nasce nelle botteghe di ORAFI e presenta caratteristiche virtuosistiche di mestiere tipiche dell’orafo fino a che artisti dell’epoca si accosteranno a questa pratica ricavandone autentiche ed originali possibilità espressive.
Primo capolavoro dell’incisione su metallo in Italia è l’opera del Pollaiolo: “Il combattimento degli ignudi” (circa 1470). Nell’Italia settentrionale il maggior incisore del 400 è A. Mantegna di cui si conoscono sette incisioni sicure.
L’incisione aveva allora la funzione di diffondere, riproducendole, le opere degli artisti. L’incisore bolognese Marcantonio Raimondi fu celebre per le sue incisioni che riproducevano le opere di Raffaello. Fra altri famosi artisti che predilessero questa tecnica ricordiamo ancora il Brunelleschi, il Verrocchio, il Francia.
Contemporaneamente in Germania operava un grande incisore a bulino: Albrecht Durer (1471-1528).
Nel 1500 l’incisione continua ad essere praticata da artigiani anonimi che copiavano i dipinti di famosi artisti contemporanei per farne opera di diffusione.
Fino ad ora si è parlato di incisione su metallo (rame) eseguita prevalentemente a bulino. Nel 1500 l’artista Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1508-1540), sperimentò, grazie alla sua passione per l’alchimia, un nuovo metodo d’incisione su metallo per mezzo di un acido che aveva il potere di corrodere il metallo.
L’acido utilizzato, il nitrico, venne chiamato “Acquaforte”.
Si interessarono a questa nuova tecnica per creare “incisioni originali” (cioè incise di propria mano) diversi artisti quali: Agostino Carracci, il Veronese, il Correggio, il Canaletto, il Tiepolo, Rubens e Van Dick.
E’ importante ricordare l’opera incisoria di Rembrandt, maestro dell’acquaforte. Fu lui infatti a liberarla dall’imitazione dell’incisione a bulino. Ricordiamo nel ‘700 la produzione incisoria del Tiepolo (1696-1770) di Antonio Canal (1697-1788) il Canaletto, e dell’architetto Giovan Battista Piranesi (1720-1788) che pare abbia inciso non meno di 1000 lastre.
Nell’800 si manifesta il declino dell’acquaforte come tecnica di stampa per l’apparire della litografia (incisione su pietra) di più rapida esecuzione.
Gli artisti continuarono a sperimentare le tecniche di incisione ad acquaforte come mezzo per raggiungere risultati espressivi impossibili con il disegno o la pittura. Cominciarono a sorgere le calcografie, botteghe dove gli artisti si ritrovavano ad incidere le loro lastre e dove venivano accuratamente conservate le matrici.
La maggiore calcografia giunta fino ad oggi è quella di Roma, costituita nel 1738 e nota come “Calcografia Nazionale” ricca di matrici celeberrime.
Attualmente si fa riferimento alla numerosa raccolta della Libreria Antiquaria Prandi a Reggio Emilia.

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